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Brexit, le elezioni danno chiarezza e spingono gli investimenti nel Paese

Le elezioni generali di giovedì 12 Dicembre nel Regno Unito hanno assegnato al Partito Conservatore del premier uscente Boris Johnson la più ampia maggioranza alla Camera dei Comuni dal 1987, anno in cui Margaret Thatcher ottenne il suo terzo mandato consecutivo. Invece, era dal 1935 che il Partito Laburista non andava così male. I mercati hanno reagito alla grande e non poteva essere altrimenti: con Johnson, vince la destra del capitalismo pro-Brexit e al contempo capace di ascoltare le istanze “populiste” dell’elettorato; ad uscire sconfitto è stato, poi, il tentativo di Jeremy Corbyn di riportare Londra indietro con le lancette dell’orologio agli anni Settanta, tramite un programma di stampo socialista e ambiguità notevoli sulla Brexit.

Le incertezze sull’uscita dall’Unione Europea sono finite. Entro il 31 gennaio, il Regno Unito divorzierà ufficialmente da Bruxelles. Ed è probabile che entro la fine dell’anno prossimo (o poco più), Downing Street riesca a trovare un accordo con la Commissione Europea per regolare le relazioni commerciali. Non a caso, paradossalmente stavolta a Bruxelles la vittoria dei Tories è stata accolta favorevolmente, perché almeno così sappiamo una volta per tutte che la Brexit ci sarà e in tempi brevi e certi.

La Sterlina ha guadagnato contro l’Euro il 7,5% in appena due mesi, cioè da quando Johnson aveva trovato un accordo con la UE, poi bocciato dal Parlamento, aprendo la strada alle elezioni anticipate. Adesso, la Sterlina si attesta ai massimi da quasi tre anni e mezzo contro l’Euro e da oltre un anno e mezzo contro il Dollaro.

La Brexit ormai certa sosterrà gli investimenti esteri nel Regno Unito? A tale proposito, un solo dato per farvi capire quali siano le opportunità: la City prezza mediamente le azioni a sconto del 16% rispetto alla media trentennale, mentre sugli altri principali mercati si viaggia a premio del 5%. Ciò è dovuto proprio alle incertezze che negli ultimi anni hanno caratterizzato Londra sin da prima che si celebrasse il referendum sulla Brexit.

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E il mercato immobiliare? I prezzi delle case a Londra ripiegano particolarmente negli ultimi due anni, ma la tendenza negativa ha, a dire il vero, origine nel 2015. La Brexit c’entra, ma fino a un certo punto. La verità è che negli anni precedenti, avevano corso più velocemente dei redditi e l’indice di “affordability”, che misura la capacità delle famiglie di acquistare casa, si era portato su livelli assai critici. Nel frattempo, le banche hanno stretto la cinghia. Fino al 2014, era possibile prendere a prestito denaro con un mutuo di valore fino a 7 volte il livello del reddito, mentre oggi non si va oltre le 4 volte.

Su questo punto, i Tories si sono impegnati a lanciare un mutuo a lungo termine che vada incontro agli acquirenti di prime case, affinché venga loro richiesto un anticipo quanto più basso possibile. Laburisti e liberaldemocratici puntavano ad aumentare l’imposta sui guadagni da capitale (“capital gains”), tra cui quelli realizzati sulle compravendite di immobili. Se avessero vinto, i prezzi delle case così come dei locali commerciali avrebbero sofferto ulteriormente, malgrado la loro opposizione alla Brexit e la probabile indizione di un secondo referendum.

Questo non significa che la vittoria di Johnson di per sé assicuri un rialzo immediato delle quotazioni immobiliari nella capitale britannica. Molto dipenderà anche dalla più complessiva politica economica attuata. Va detto, però, che i Tories si sono impegnati sia a tagliare le tasse, sia a stanziare 20 miliardi di Sterline in più all’anno – circa l’1% del PIL – per potenziare le infrastrutture, cosa che dovrebbe stimolare la crescita economica e fare bene al mercato immobiliare stesso, perlopiù nelle realtà fuori Londra, come quelle che da tempo stanno registrando una crescita dei prezzi superiore alla media nazionale (Liverpool, Manchester, Leeds, Birmingham, etc.).

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