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Coronavirus e il mercato immobiliare: nuovi trend e prospettive

Con lo scoppiare del Coronavirus nuovi trend stanno interessando anche il mercato immobiliare.

Se da un lato le restrizioni al movimento, durate per qualche mese, hanno causato un rallentamento dei mercati ed un calo delle transazioni immobiliari, ci sono paesi che si stanno riprendendo più velocemente di altri e che, al tempo stesso, si dirigono verso nuovi trend ed orizzonti.

Fra tutti il Regno Unito che sta vivendo nelle ultime settimane una forte ripresa in termini di volumi delle transazioni ed una crescita nelle ricerche immobiliari da parte degli utenti. In un solo giorno, lo scorso 27 maggio, su Rightmove, il principale portale immobiliare inglese, si sono registrate più di 6 milioni di visite, con una crescita del 18% rispetto allo stesso periodo nel 2019.
La rassicurante crescita quantitativa è oggi accompagnata da nuovi trend che interessano il mercato immobiliare, portati alla luce dal Coronavirus.
Dal sondaggio effettuato da Rightmove emerge infatti che il 28% di coloro che, prima della crisi sanitaria, non avevano intenzione di cambiare domicilio, ora sembrano considerare seriamente questa possibilità tuttavia, oggi, l’oggetto della ricerca sta evolvendosi.

Cosa sta cambiando? La città non attrae più?

Parlando dei cambiamenti che il Coronavirus sta avendo sul mercato immobiliare ed i nuovi trend in prospettiva molti si interrogano sul futuro delle città. Verranno abbandonate dai lavoratori oggi sempre più “mobili” e impauriti dalla promiscuità sociale?

A questo proposito ciò che emerge dal sondaggio di Rightmove è molto interessante.
La pandemia globale sembra infatti aver contribuito allo sviluppo di nuove preferenze abitative. Il rischio del contagio, più elevato in luoghi e città con un’alta densità di popolazione dove si è costretti a lunghe trasferte casa-lavoro, in situazioni di sovra-affollamento e stretto contatto, ha indotto molte famiglie a valutare la possibilità di un trasferimento in aree periferiche.
Quattro intervistati su dieci sembrano essere attratte da località rurali. Se a Londra, nella primavera 2019, circa il 42% delle ricerche immobiliari si era concentrato su abitazioni situate al di fuori del territorio della capitale oggi questa percentuale è salita al 51%. Tendenza simile a Edimburgo dove nel 2019 il 53% dei residenti appariva interessato a soluzioni abitative lontane dalla capitale scozzese, oggi il 60%.
Tra le città minori che hanno attirato l’interesse degli utenti troviamo Warrington e Wigan, strategicamente posizionate fra i centri Manchester e Liverpool.

Lo studio condotto da Savills su un campione di 700 tra potenziali acquirenti e venditori, conferma questi dati rilevando come circa il 17% degli intervistati abbia ampliato il raggio d’azione nella ricerca di un immobile ed il 40% guardi con crescente attenzione alle proprietà rurali.

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Lo smart-working: un trend destinato a durare?

Due facce della stessa medaglia: se da un lato si priorizza sempre più lo spazio esterno, dall’altro si tiene conto della possibilità che il lavoro a distanza prenderà verosimilmente sempre più piede e ci si dirige quindi verso aree periferiche meno costose, sperando nella possibilità che lo “smart working” non sia un trend temporaneo.
Se quindi fino a poco tempo fa le aree rurali erano guardate con diffidenza per l’eccessiva distanza dalle città e dal posto di lavoro, questa logica potrebbe oggi venire sovvertita.
Savills rileva a tale proposito che, circa il 39% delle persone di età inferiore ai 50 anni, è alla ricerca di una soluzione abitativa che offra maggiori spazi, specie in funzione dello smart working, si pensi ad una stanza in più adibita a studio.

L’impatto delle considerazioni ambientali

Infine, un’altrettanto interessante considerazione è legata ad uno dei principali trend che interessano oggi il mercato immobiliare, al di là del Coronavirus, ovvero il crescente interesse e la sensibilità sempre maggiore a questioni di carattere ambientale ed emergenza climatica.
Non c’è da meravigliarsi del fatto che molte persone, prima di scegliere dove andare a vivere, si informino sui livelli medi annuali di inquinamento dell’aria associati ad una specifica località.
Esistono diverse aziende, come la britannica “Future Climate Info” (FCI) che compilano rapporti ambientali valutando i livelli di inquinamento dell’aria. Grazie a questi dati, per ogni proprietà è possibile affidarsi ad un indicatore, più alto il punteggio peggiori le condizioni dell’aria.

Mercato immobiliare e Coronavirus: alla ricerca di nuovi equilibri

Il Coronavirus potrebbe quindi ridisegnare seriamente gli scenari all’interno del mercato immobiliare, in Regno Unito come a livello globale. Le persone ritengono che questo possa essere il momento migliore per trasferirsi verso quelle aree che offrono paesaggi meravigliosi ed una vita più tranquilla. Un trend che potrebbe essere favorito anche dalla diffusione dello smart working.

Concludiamo con un dato rassicurante per gli investitori: quasi il 50% dei partecipanti al sondaggio condotto da Savills non teme che il Coronavirus potrà impattare il livello dei prezzi. Un dato interessante a conferma della confidenza nel mercato immobiliare britannico e dell’attrattività degli immobili come forma di investimento: un bene di prima necessità che non perde attrattività nemmeno in fasi di profonda crisi.

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2020-07-07T08:53:15+02:00
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