Notizie
& approfondimenti

Libri aperti
diversificazione valutaria investimenti

Crisi economiche e valutarie: l’importanza di diversificare

Nel contesto attuale si parla sempre più spesso di un’imminente recessione nell’area Euro. La moneta dell’Unione si sta mostrando sempre più debole nei confronti delle principali altre valute, in sincronia con il complessivo indebolimento delle economie dei suoi Stati membri.

La moneta unica si trasforma quindi nella valuta ideale per ottenere prestiti ma al tempo stesso quella in cui sempre in meno vogliono detenere attività finanziarie.

Questo disequilibrio ci porta oggi a riflettere sullo stato di salute dell’Euro, di cui si era già discusso nell’approfondimento sul Meccanismo Europeo di Stabilità ed il sistema Target 2.

Per proteggersi da una potenziale crisi della moneta unica e da scenari poco rosei circa la sua sopravvivenza nel lungo termine, diventa fondamentale agire e adottare una diversificazione valutaria degli investimenti. 

Diversificare quindi non solo in termini di asset ma anche da un punto di vista geografico e, soprattutto, valutario.

Siamo spesso portati ad assimilare le principali economie mondiali ad un porto sicuro, si pensi al Dollaro Statunitense ovvero allo Yen Giapponese, percepiti tipicamente come valute “rifugio”. Riflessioni di questo tipo spesso non considerano variabili importanti quali l’andamento dell’economia reale e come il valore dei cambi monetari nazionali sappia adattarsi a tale andamento, a riflesso dei fondamentali economici sottostanti.

Investimenti e diversificazione valutaria strategica

Perché si possa parlare di un’efficace diversificazione valutaria degli investimenti analizziamo le principali economie mondiali, in termini di prodotto interno lordo (PIL). Si tratta oggi, nell’ordine, di Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania e Regno Unito. Quest’analisi ci permette di capire meglio il vero valore delle rispettive valute e le variabili alla base di un potenziale rafforzamento o indebolimento.

Per gli USA, il Dollaro è la moneta di riserva mondiale: il cambio del dollaro subisce in primis gli effetti di quest’arma a doppio taglio che, nonostante si attraversi un periodo di crisi (si pensi ad esempio alla crisi “subprime” del 2008), è una moneta che non si svaluta. Questa peculiarità impedisce all’economia americana di indebolirsi, ribilanciarsi per poter poi ripartire da basi più solide. Infatti, una svalutazione monetaria in tempi di crisi, favorirebbe l’economia locale e le esportazioni, a scapito delle importazioni, permettendo quindi un incremento del PIL. Di fatto, l’andamento del Dollaro Americano è inverso rispetto all’andamento dell’economia Statunitense.

Lo stesso meccanismo si applica allo Yen Giapponese che raramente riflette l’andamento dell’economia sottostante. Come moneta “rifugio” si rafforza, a prescindere dall’andamento dell’economia nazionale e questo ogni qualvolta si attraversi una fase di incertezza dei mercati.

L’Unione Europea con la sua moneta unica si caratterizza invece per un tasso di cambio legato all’andamento generale delle diverse economie degli Stati membri. Questo fa sì che le performance delle economie più forti del Nord Europa vengano mitigate da quelle meno brillanti dei Paesi del Sud.

Il cambio Euro risente negativamente di questi disequilibri interni, alla base di un indebolimento che favorisce il mercato tedesco, le esportazioni e l’economia germanica in generale.

Infatti i Tedeschi sono spesso criticati per il loro costante surplus commerciale: ma la loro moneta l’Euro (non più il Marco Tedesco) si indebolisce per l’effetto combinato delle fragilità Italiane, Greche, Portoghesi, rafforzando così il circuito virtuoso per l’economia tedesca stessa.

Lo Yuan Cinese fa storia a sé: è legato al Dollaro Statunitense per pura volontà dei Cinesi ma non è in alcun modo correlato all’andamento dell’economia sottostante. Il rapporto ¥/$, funzionale ad eliminare il rischio di cambio per la manifattura cinese grande esportatrice verso Stati Uniti ed Europa, ha permesso alla banca nazionale, la People Bank of China (PBoC), di manovrare la spinta alla rivalutazione dello yuan, alimentata dalle dinamiche finanziarie della bilancia dei pagamenti ed in parte anche dall’accomodamento monetario della FED per contrastare la crisi.

Richiedi una consulenza gratuita

Contatto

Quale alternativa?

Dall’analisi di cui sopra ci si rende facilmente conto di come, per ciascuna delle quattro potenze mondiali analizzate, manchi un legame tra il tasso di cambio e l’andamento dell’economia reale sottostante. Circostanza che rende difficile poter prevedere l’evoluzione del corso della valuta, con il rischio principale che, non solo l’obiettivo iniziale di diversificazione in ottica di sicurezza non sia raggiunto, ma anche che l’operazione esponga a potenziali perdite in portafoglio.

Il Regno Unito, con la sua Sterlina, si differenzia dalle sue rivali in quanto prima economia al mondo il cui cambio è diretta espressione dei fondamentali economici, senza subire condizionamenti esterni. Riuscendo a far riflettere, nel valore del proprio tasso di cambio, la forza ed il dinamismo dell’economia sottostante.

Per meglio capire questo meccanismo di diretta correlazione guardiamo alla situazione del Regno Unito nell’era post Brexit: immediatamente dopo il Referendum ci si aspettavano conseguenze disastrose: i prezzi delle case, il PIL, il tasso di disoccupazione, gli investimenti esteri, il mercato finanziario, si temeva tutto sarebbe andato a gambe all’aria.

Invece è successo esattamente l’opposto: gli investimenti esteri diretti ed il mercato finanziario hanno raggiunto livelli record, il tasso di disoccupazione è oggi ai minimi storici ed in generale l’economia britannica si sta dimostrando più forte delle aspettative.

Ma cosa è successo? Dopo il referendum la Sterlina è precipitata a livelli molto bassi, causando un’immediata reazione nell’economia reale inglese. La Sterlina ha fatto la sua parte per aiutare l’Inghilterra, esattamente quello che non possono più fare le altre monete per i motivi illustrati prima.

Grazie a questo efficace meccanismo di stabilità, l’Inghilterra potrebbe diventare un “rifugio” per i capitali mondiali in cerca di un porto sicuro, per la semplice ragione che la Sterlina sarà capace di garantire un effetto stabilizzatore sul quale le altre quattro principali economie mondiali non possono più contare.

Altre riflessioni ci portano nella stessa direzione: alla prossima crisi gli USA potrebbero perdere lo status di “moneta di riserva mondiale”, con un impatto negativo per il Dollaro e l’intera economia americana. L’Euro è una moneta dietro alla quale manca il sostegno di un sistema politico-fiscale robusto, esponendola quindi a tutta una serie di rischi ed instabilità non indifferenti. Il Giappone, afflitto da un livello di debito insostenibile ed un declino demografico unico al mondo, dovrà fronteggiare un’eventuale futura crisi economica mentre la Cina dovrà far fronte a gravi crisi di sostenibilità interna.

Non ancora contemplata in quest’analisi ma degna di considerazione per la sua fama di valuta «rifugio» è la moneta elvetica. L’economia svizzera infatti è diventata vittima della sua stessa fama di porto sicuro vedendo, nel corso degli scorsi 10 anni, una forte rivalutazione del Franco Svizzero, che è passato da 1.51 €/CHF nel 2010 alla pressoché parità di oggi.

L’economia elvetica è forte ed ha saputo tenere testa a questo adattamento ma rimane evidente come un Franco così forte rappresenti un problema. Un ritorno ad un livello più equilibrato, nell’ordine dell’1.3 €/CHF, significherebbe, per chi oggi compra Franchi, fare fronte ad una significativa minusvalenza.

Tornando quindi al quesito iniziale relativo alla necessità di diversificazione valutaria degli investimenti, risulta logico determinare che il Regno Unito, grazie alle proprietà stabilizzanti della sua Sterlina, rappresenti una “destinazione” interessante per investitori di tutto il mondo. Quella inglese è infatti un’economia abbastanza grande per assorbire capitali esteri e sufficientemente “piccola” per mantenere una moneta nazionale capace di riflettere i propri fondamentali. Una combinazione vincente che farà del Regno Unito un porto sicuro per investitori attenti alla ricerca di sicurezza e rendimento.

Approfondimenti

2020-06-21T11:00:21+02:00