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Co-living mercato immobiliare

L’impatto del co-living in Europa

Tra le soluzioni abitative sperimentate a livello europeo già da alcuni anni, il co-living è quella che, ad oggi, sembra meglio riuscire a soddisfare le mutevoli esigenze dei cittadini. In una fase storica caratterizzata da una crescita delle richieste di utilizzo del suolo urbano e dall’economia di condivisione, il co-living sembra fornire soluzioni moderne e flessibili, in linea con le abitudini di consumo e lo stile di vita delle giovani generazioni ma non solo.

Fare co-living oggi significa ottimizzare l’utilizzo degli spazi a disposizione, promuovendo allo stesso tempo la coesione sociale tra i residenti.

Cos’è il co-living

Il co-living è un’idea di condivisione di uno spazio abitativo nata in risposta agli aumenti dei costi degli affitti che si sono registrati sia in Europa che in altri Paesi sviluppati negli ultimi anni. Può rappresentare una soluzione ideale soprattutto per la generazione dei millennial che cercano esperienze condivise all’interno di una comunità ma anche per i numerosi anziani che non desiderano vivere in solitudine.

Vivere in co-living significa affittare uno spazio privato, come ad esempio uno studio o una camera da letto, all’interno di un immobile in cui le rimanenti aree sono condivise con altri inquilini. Una soluzione che crea un ambiente comunitario, permettendo allo stesso tempo di mantenere una propria autonomia grazie alle aree private e di risparmiare cifre anche importanti sul costo degli affitti. Infatti, come gli spazi di co-working offrono ai giovani imprenditori gli strumenti e lo spazio di cui hanno bisogno ad una frazione del costo di un ufficio tradizionale, il co-living aiuta a ridurre il costo della vita permettendo contemporaneamente di accedere ad un ambiente in cui poter beneficiare di esperienze di condivisione di spazi e stili di vita.

È una nuova interpretazione di una vecchia idea, immaginata da una generazione che valorizza aspetti come l’apertura, la collaborazione, i social network e l’economia della condivisione.

Lo studio di JLL

JLL, società di sviluppo e gestione immobiliare, ha realizzato uno studio che analizza lo stato del mercato europeo del co-living nonché i fattori chiave che ne guidano la domanda.

Dallo studio emerge come ad oggi ci siano in Europa 23.150 posti letto in strutture co-living già costruiti o in fase di sviluppo. Si ritiene, però, necessario un forte supporto a livello politico e di quadro normativo per aiutare questo settore ad esprimere il suo massimo potenziale.

Dalla ricerca è, inoltre, emerso che circa il 53% delle attuali strutture operative ha capacità di accoglienza superiori a 100 persone e tale percentuale è destinata a salire fino al 79% una volta che i progetti attualmente in fase di sviluppo prenderanno forma. Si ipotizza ancora che la dimensione media di una struttura di co-living arriverà a superare i 250 inquilini.

Co-living in Europa: le aree maggiormente sviluppate

Lo studio di JLL evidenzia come le strutture abitative di co-living si concentrino prevalentemente nelle capitali delle nazioni più importanti del vecchio continente. Il mercato è dominato da metropoli del calibro di Londra, Amsterdam, Parigi, Berlino, Dublino e Vienna.

Se quasi il 40% del mercato del co-living in Europa è nelle mani di Londra ed Amsterdam, il 25% del mercato si distribuisce su 24 città europee. Questo significa che il potenziale di crescita del settore è enorme non soltanto per le grandi capitali europee ma anche per città minori.

In Europa è il Regno Unito a primeggiare, non solo grazie a Londra che da sola detiene il 20% della quota di mercato europea ma anche con altri importanti centri britannici come Manchester, Glasgow e Birmingham. Qui il modello co-living noto anche come “HMO”, “house in multiple occupancy” ovvero “casa in/per occupazione multipla” è una soluzione che da tempo riscuote enorme successo sia fra i locatari che fra gli investitori.

Infatti, il modello HMO, permette di conciliare le esigenze dell’utente alla ricerca di una sistemazione a costi ridotti con quelle dell’investitore, tipicamente interessato a massimizzare i ricavi dell’operazione.

Un mercato di nicchia

Con meno di 24.000 letti costruiti in tutta Europa, quello del co-living al momento rimane un mercato di nicchia se confrontato al Build to Rent, investimenti che prevedono la costruzione di nuovi edifici abitativi al solo scopo di affittarli, e al PBSA (Purpose-built student accomodation), gli investimenti in alloggi per studenti.

La lenta ma costante crescita del mercato del co-living appare, però, decisa ad aprire le porte a nuovi investimenti e sperimentazioni che possano configurarsi come valide alternative alle esigenze abitative soprattutto delle nuove generazioni. Senza dimenticare che il modello co-living offre un vantaggio non trascurabile per l’investitore ovvero la possibilità di ottimizzare e massimizzare le rendite locative grazie al frazionamento delle unità e degli inquilini. Cosi facendo si riduce infatti il rischio che l’immobile rimanga inabitato per lunghi periodi di tempo, non generando alcuna rendita. Un vantaggio non indifferente per mantenere l’investimento redditizio ed attrattivo agli occhi di futuri affittuari.

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