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Portogallo, forte ripresa economica, oggi la sfida della stabilità

Partiamo dal 2011. È in quell’anno che il Portogallo ottiene un fondo di salvataggio da 78 miliardi di euro dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dal Fondo monetario internazionale (FMI), liquidità necessaria a gestire una crisi economia che vede il PIL decrescere oltre il 3% e toccare quota 18% (40% considerando i giovani) alla voce disoccupazione.

Il governo di centro-destra si rimbocca le maniche e mette a punto un piano importante di riforme economiche e fiscali, sotto la supervisione di UE e FMI. Qualche anno dopo, nel giugno del 2014, Lisbona rinuncia all’ultima tranche di aiuti e si dichiara definitivamente fuori dalla crisi. Con un tasso di crescita economica annuo del 2.5%, una disoccupazione attuale al 6.7 %, prospettive a breve termine rafforzate da una ripresa poderosa degli investimenti e dalla continua crescita delle esportazioni. L’economia è rifiorita.

Ma che ricetta ha seguito il Portogallo per la ripresa economica?

Per portare a termine un recupero così drastico, un ruolo decisivo lo ha giocato sicuramente la strategia di pesante austerity messa a punto dalla BCE cui l’esecutivo portoghese, allora in carica, si è scrupolosamente attenuto. Il piano di stimoli della BCE, oltre a tagli durissimi alla spesa pubblica (30% in meno per stipendi e pensioni), da un lato ha portato all’acquisto di obbligazioni portoghesi, dall’altro, riuscendo a mantenere l’Euro sotto controllo, ha sostenuto gli export ed attratto numerosi investitori. Il cambio alla guida del paese, con l’arrivo del governo socialista, ha fatto il resto. Sostenuto da una comoda maggioranza in parlamento, il presidente Antonio Costa ha infatti varato una serie di misure in parziale controtendenza alla strategia di austerity del precedente esecutivo, rinforzando pensioni e salari, con l’obiettivo, raggiunto, di favorire il consumo privato ed azzerare, per la prima volta in 40 anni, il deficit di bilancio.

Certo, non è tutto oro quello che luccica. Nonostante la grande ripresa, il Portogallo continua ad essere un’economia vulnerabile e non è ancora chiaro in che percentuale i progressi dell’ultimo triennio siano legati alla politica di tagli apportati durante il programma di salvataggio ovvero ad altri fattori interni.

Si pensi infatti al ruolo fondamentale giocato dal turismo che, accompagnato dalle solide prestazioni del settore manifatturiero e dalla crescente domanda interna, ha saputo trainare la rinascita portoghese, con una crescita stabile del 10% annuo dal 2016 ad oggi. Un settore che ha visto i propri ricavi aumentare da 7 miliardi di euro nel 2011 a 20 nel 2019.

Per capire meglio l’importanza del turismo nella ripresa dell’economia portoghese, basta analizzarne più in dettaglio i numeri: il settore oggi contribuisce al 20% del PIL del paese, e impiega oltre un milione di lavoratori, sui 10,3 milioni di residenti totali. Complessivamente l’industria del turismo portoghese ha generato entrate per 38,4 miliardi di euro nel 2019, dando lavoro ad un cittadino su cinque.

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L’importanza di una legislazione snella e flessibile

Non solo turismo ma anche importanti cambiamenti legislativi, intervenuti negli scorsi 15 anni, hanno permesso quest’inversione di tendenza dell’economia portoghese. Diverse riforme hanno puntato a migliorare la flessibilità interna delle imprese, con l’adeguamento delle ore lavorative, l’assicurazione contro la disoccupazione e la semplificazione dei contratti di impiego temporaneo, tutte misure che hanno reso il mercato del lavoro più snello e adattabile.

Il contributo del settore immobiliare

Importante anche il ruolo del settore immobiliare che è in costante crescita, qualificandosi come uno dei settori trainanti della rinascita portoghese. Dati relativi ai prezzi degli immobili residenziali, analizzati dall’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), mostrano come per il 2020 si preveda una crescita del 30% di investimenti in costruzioni ed abitazioni rispetto al 2015.

Anche gli sforzi compiuti per stabilizzare il sistema bancario portoghese e riformare la sua governance hanno avuto un ruolo fondamentale nel ripristinare la crescita dopo la crisi, aumentando i flussi di credito e migliorando l’efficienza dell’allocazione dei capitali. È così che nel 2017 il sistema bancario portoghese è tornato a risultati positivi, con un miglioramento importante della base di capitale delle banche (il Common Equity Tier 1 si attestava al 13.9% a fine 2017, 2.5 punti percentuali in più rispetto a fine 2016). Inoltre, lo stock di crediti deteriorati (NPL ovvero “non performing loans”) è passato dai 50 miliardi di euro di metà 2016 a 30 miliardi nel 2018: cifre ancora importanti ma in netta diminuzione.

La ricerca della stabilità dopo la ripresa economica

Il Portogallo si trova adesso ad un punto di svolta. Dopo aver attraversato, in meno di dieci anni, una recessione durissima e una forte ripresa, deve ora affrontare la sfida più importante, quella della stabilità. Debito pubblico e privato costituiscono le due preoccupazioni più stringenti, così come la disoccupazione giovanile, che va mantenuta sotto il 20%, con un controllo attento alla spesa pubblica. Di certo, il Portogallo è nelle condizioni di affrontare queste sfide partendo da basi solide, frutto di una crescita economica costante, di investimenti funzionali e importanti, di un export che continua a girare e di un percorso di consolidamento ben avviato.

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2020-05-26T11:41:35+02:00