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Coronavirus: le risposte dall’Eurogruppo per fronteggiare l’emergenza

Coronavirus: gli aiuti dall’Unione Europea

Si è raggiunto, durante la conferenza stampa del 23 Aprile 2020, l’accordo sul pacchetto di aiuti dell’Unione Europa. I ministri dei 19 Stati membri, riuniti a seno del cosiddetto, Eurogruppo, l’organo informale che riunisce rappresentanti dei paesi dell’Unione per discutere di questioni legate all’euro, hanno delineato il pacchetto di politiche fiscali e monetarie per fronteggiare la crisi economica causata dalla pandemia di coronavirus. Gli strumenti approvati sono il Meccanismo Europeo di Stabilità o Fondo Salva Stati (MES), la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e il Support to mitigate Unemployment Risks in Emergency (SURE). Il pacchetto di aiuti, senza contare l’iniezione di liquidità di oltre 750 miliardi di euro da parte della Banca Centrale Europea (BCE), ammonta ad oggi a 500 miliardi.

Saranno sufficienti per risollevare l’economia europea, valutata in totale oltre 12 triliardi? Quale sarà l’impatto sui paesi fortemente indebitati come l’Italia? A quali rischi macroeconomici “di rimbalzo” sono esposti gli Stati membri?

Previsioni: cosa ci aspetta secondo le stime recentemente rilasciate

Ad oggi, gli istituti europei internazionali e le più grandi banche di investimento prospettano una reazione macroeconomica “V-shaped” alla coordinata applicazione delle politiche espansive in programma per l’eurozona. La ripresa a forma di V, secondo l’alfabeto degli analisti, corrisponde alla previsione più ottimistica, in quanto prevede un rapido rimbalzo dopo aver toccato il fondo solo per un breve periodo. Una recessione durerebbe solo pochi trimestri prima che la rapida crescita riporti l’economia ai livelli precedenti entro breve termine.

L’Istituto Economico Tedesco stima una contrazione del Pil del 4.2% nel 2020 e un successivo aumento del 5.8% nel 2021 per la Germania. Prevede inoltre che le stesse dinamiche caratterizzeranno anche gli altri stati europei, grazie all’effetto trainante dello stato tedesco.

Come confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), per far fronte all’emergenza Coronavirus gli aiuti dell’Unione Europea saranno sufficienti. Non sarà quindi necessario ricorrere ad ulteriori misure poiché l’economia europea si rialzerà velocemente senza attraversare un’ulteriore crisi nel prossimo anno.

Errata corrige: se le stime sono eccessivamente ottimistiche

È possibile che le previsioni del FMI e dell’Istituto Economico Tedesco sottostimino il peso di alcuni fattori, quali:

Poiché la Commissione Europea ha concesso maggiori margini di manovra rispetto ai precedenti limiti di bilancio, la reazione agli incentivi in programma dipenderà in larga parte dallo spazio fiscale dei singoli stati. La Germania, il cui bilancio di stato è sempre stato in pareggio o positivo dal 2012 (Black Zero Rule), potrà aumentare la propria spesa pubblica in modo più aggressivo al fine di sostenere l’economia e risollevarsi velocemente. Al contrario, l’Italia e la Grecia potrebbero dover affrontare forti difficoltà, poiché detengono rispettivamente un indice debito/PIL del 134.8% e del 181.2%.

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Il Belpaese: il circolo vizioso di un alto livello di debito

La condizione dell’Italia di elevato livello di debito pubblico associato alla scarsa crescita del PIL, pari ad un meno 9.1% per il 2020 e meno 4.8% per il 2021, secondo le stime del FMI, dà già le prime manifestazioni degli effetti collaterali. Il diffuso sentimento di allarme nei mercati finanziari ha determinato il downgrade del rating dei titoli di stato (Btp-Italia) da parte di Fitch Ratings. Il 28 Aprile 2020, infatti, la nota agenzia di rating ha ridotto a BBB- il merito di credito del debito italiano, ossia appena sopra il limite di “titolo spazzatura”.

Il downgrade, oltre ad esacerbare il differenziale Btp-Bund (spread), potrebbe instaurare un circolo vizioso tra banche e titoli di debito pubblico, definito come “doom loop”.Maggiore è il portafoglio di Btp detenuto dalle banche e maggiore è il rischio per i risparmi degli italiani, a causa della possibile necessità di un salvataggio statale degli istituti di credito.

Inoltre, lo stato italiano ha in programma ampie spese fiscali al fine di sostenere l’economia nei prossimi mesi e si prevede che l’indice debito/PIL possa raggiungere quota 180%. Il superiore rischio di insolvenza sovrana (default) espone quindi l’Italia al rischio di entrare in una spirale in cui l’incremento del rendimento richiesto comporti a sua volta un indebitamento ancora superiore. Nell’ipotesi in cui la situazione dovesse sfuggire di mano è ormai assodato che il patrimonio privato italiano verrà in qualche modo intaccato dalle misure straordinarie richieste.

Uno scenario di questo tipo, oltre a creare turbolenze politiche interne, aggraverebbe anche il già debole sentimento filoeuropeista. Gli ultimi sondaggi, infatti, rivelano che il 45% degli italiani è favorevole a una “Italexit” citando tra le principali motivazioni l’insufficiente intervento dell’Unione Europea per salvaguardare l’economia italiana. Al contrario di quanto avvenne durante la crisi del debito sovrano in cui Mario Draghi rassicurò i mercati con l’ormai celebre “whatever it takes”, l’attuale Presidente della BCE Christine Lagarde ha affermato di non voler seguire le orme del suo predecessore poiché “la funzione della BCE non è quella di ridurre gli spread”.

Sembra quindi che per contrastare la fragilità dell’economia italiana combinata all’effetto del Coronavirus gli aiuti dell’Unione Europea potrebbero non essere sufficienti.

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2020-05-31T11:15:28+02:00